Tradizioni
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Tradizioni


Le tradizioni sampietrine sono legate alla secolare esperienza contadina e alla storia medievale, cui viene dedicata una settimana che culmina col gran Corteo Storico. Ma chi vuole sapere di più sui costumi, sulla specificità culturale deve guardare alla realtà contadina, a quello che ancora oggi sopravvive di una secolare esperienza di vita e di lavoro.

Corteo 1 mini

Girando per le campagne si trovano disseminati qua e là antiche costruzioni di pietra, costruite con le tecniche della pietra su pietra ad anelli concentrici fino a chiudere, che richiama la antica cultura micenea, e più avanti delle tolos greche, dei trulli pugliesi o dei nuraghi della Sardegna.
L'avventura sui Nebrodi sampietrini riserva sorprese di vario genere.

Toros mini

Il viaggio sui monti, sulle cime di Polverello si allarga alla civiltà preistorica dei megaliti, enorme masse rocciose elevate al sole. E poi disseminati qua e là testimonianze della civiltà contadina, fino a quando l'uomo si costruiva da solo i suoi spazi e attrezzi di lavoro.
Ancora visibili i palmenti scavati nella roccia, i vecchi frantoi per la molitura delle olive dalle enormi mole in pietra, tratte dalle cave di arenaria di cui il territorio è ricco, tirate con un asse centrale, dall'asino, una bestia che con il bracciante viveva e una vita quasi in simbiosi, fornaci per l'argilla e la calce da usare per le costruzioni, vecchi laboratori rudimentali per la fatturazione dei prodotti caseari.
Per questo le tradizioni "dipingono" un territorio che è un museo all'aperto, attraverso arnesi e riti che rimangono tradizionali. Tanti attrezzi sono ancora in uso, nelle fasi che vanno dalla piantagione al raccolto, perché la particolare attività dei terreni non consente la totale meccanizzazione.
Nonostante la tradizionalità che caratterizza ancora il lavoro contadino, la realtà sociale e culturale ha subito profonde trasformazioni. L'affermarsi di nuovi modelli di vita produce a volte "rotture" di quello che è stato un compatto tessuto sociale e che si risolve in contrapposizioni di stili.
E' facile infatti trovare anche nelle case più moderne il tradizionale forno a legna per il pane o i dolci tradizionali nelle festività, tipico lavoro femminile ancora accompagnato da un rituale che si conserva nei particolari.
Restano molte delle consuetudini legate al culto dei morti con i dolci di pastafrolla a forma di ossa, ai matrimoni con il festino ed il ballo, il regalo della gallina alla nascita dei figli per fare il brodo alla partoriente ancora stanca del travaglio. La cittadina non ha perso le proprie radici culturali ed è facile il recupero del patrimonio orale e materiale, per valorizzare la specificità locale. Ma anche la vita quotidiana che si muove soprattutto tra religiosità e folclore nell'arco dell'anno registra degli appuntamenti che si tramandano da secoli.
L'Epifania ha il rito del "puntellare le porte". Nella notte che precede le festa i giovinastri avvolti dalla oscurità sigillano dentro con ogni mezzo, persino erigendo vere e proprie pareti murate alle porte d'ingresso delle abitazioni, le famiglie verso le quali hanno un particolare interesse: per la ragazza fidanzata, per la moglie bella che magari spererebbero d'avere come amante, o per piegare l'abilità d'un marito gagliardo che deve darsi un gran da fare per uscire. Nei casi più galanti la cosiddetta puntellatura è accompagnata con un bel fascio di fiori lasciati sul davanzale.

Carro mini

Il Carnevale fa poi da gran padrone nella cittadina per lungo tempo.
E' ormai un rito classico che si ripete da secoli. Dura due settimane ininterrotte. Il ballo "si tiene" nelle case, ovunque dove c'è una fisarmonica da poter far funzionare. Tradizione questa persa un po’ ovunque altrove.
Poi per l'ultima settimana, che si conclude solo il mercoledì con la festa delle Sacre Ceneri, entrano in funzione la grandi sale, prese d'assalto da gente che viene da ogni parte della provincia. Dalla sera all'alba è un continuo saltare al suono di valzer, tanghi e tarantelle. Maschere d'ogni tipo e costumi per travestimenti preparati con dovizia di particolari per mesi. La sfilata della domenica, oltre tutto, è un'infinita striscia umana che si muove per l'intero paese e che propone temi particolari tradizionali o attuali. Con attrazioni di spicco davvero interessanti.
La tecnica della cartapesta fa sbizzarrire gli artisti locali a montare gigantesche allegorie.
E poi ancora tanta musica assordante accompagna le sfilate chilometriche dentro le quali tutta la città è protagonista. Ogni attività a San Piero Patti è sospesa. Il paese di giorno è un deserto e si rianima a tarda sera per ricominciare poi un'altra lunga notte. Per riposarsi nella Quaresima.
Con la Pasqua si torna alle tradizioni religiose, il Venerdì Santo è il momento della riflessione. La processione delle vare ha un profondo contenuto di cultura tramandata dalla dominazione spagnola. Anche le vare hanno portatori "scelti". Le donne vestite di nero portano in processione l'Addolorata, una immagine suggestiva, conservata nella chiesa di Santa Maria, che porta in viso scolpito tutto il dolore di una madre per il figlio morto.
Ai fabbri ferrai e affidato il Crocefisso in segno di pentimento per avere costruito i chiodi della crocifissione, ai muratori l'Ecce Homo, agli studenti il Gesù Morto, ai contadini il Cristo penitente nell'orto. La congregazione degli incappucciati accompagna l'intera precessione. Una tradizione consolidata.
Si tratta di uomini avvolti nel saio nero che possono mostrare solo gli occhi che sfavillano da due fori del cappuccio.
Nel profondo silenzio del momento di riflessione e commozione, si alzano solo le note della banda cittadina che intona consecutivamente le marce funebri in onore del Cristo Morto.
Il Sabato Santo il paese quasi si risveglia e riscopre le sue antiche usanze. Prepara i dolci per la Pasqua e della Pasquetta del lunedì successivo.
E non mancano le specialità culinarie che fanno leccare le dita. Come le cosiddette "nuvolette", chiamate così per la leggerezza al peso rispetto alla forma di ciambelle di farina e uova, aggraziate e cosparse con le "cannelline" di zucchero variopinte e poi il pane adornato con le uova tutto al forno a legna.
Secondo tradizione, poi, il fidanzato la mattina di Pasqua regala alla sua cara l'agnello pasquale di pasta frolla infiocchettato e con nastri e coccarde.
Il Lunedì dell'Angelo ogni casa di campagna ospita gruppi di gitanti. I ristoranti rustici fumano d'arrosto di castrato locale dai profumi unici. Del resto, la vallata che avvolge la cittadina è un risuonare di musica e canti. E più il vino produce i suoi effetti e più cresce il frastuono.
La domenica successiva alla Pasqua è il giorno dedicato alla Madonna della Catena: una Vergine racchiusa da un gran manto di seta e cinta da una corona di argento ospitata da una nicchia della chiesa madre il cui altare fu dichiarato "Altare privilegiato", da Papa Alessandro VII nel 1602. Il culto fu introdotto a San Piero Patti dai palermitani Baroni Orioles. La leggenda racconta che i nobili di città vollero venerare la Madre di Dio perché si racconta che quattro individui condannati a morte furono per intercessione della stessa liberati. Mentre vanivano condotti al patibolo per essere giustiziati, colti da una tremenda tempesta nel rione "Marina" di Palermo, i malviventi fuggirono perché si spezzarono le catene. Fuggirono e nella Chiesa dove ripararono sognarono la Vergine che li aveva liberati. La Chiesa di Palermo fu demolita nel XV° secolo ora al suo posto ne esiste un'altra dedicata alla Madonna delle Catene.

infiorata mini

Milioni di petali variopinti "illuminano" la tradizionale Infiorata di primavera che le associazioni locali promuovono per l'ultima domenica di maggio. Sulla salita Via Leonardo da Vinci si compongono immagini e colori: i monumenti della città e gli angoli particolari.

Sfilata dama mini

Le manifestazioni estive vivono il clou nella settimana medievale precedente a Ferragosto. Si comincia il venerdì con la Dama Castellana, per proseguire con il gran Corteo Storico la domenica successiva.
Nella dama castellana una vera e propria partita a dama vivente viene riproposta da attori, organizzata dalla associazione Millenium. Su una scacchiera composta da ottanta case rivive una tipica disputa dell'età feudale con una quarantina di personaggi. La finction ha un artificio scenico ispirato al libro "il gioco degli scacchi" del catanese don Pietro Carrera, che con un best-seller ha introdotto il gioco nella cultura Siciliana e che sarebbe stato scritto per assecondare la passione di principi e baroni. La manifestazione è curata con dovizia di particolari. I costumi indossati dai giocatori preparati con stoffe pregiate fanno bella mostra sotto le luci dei riflettori e davanti a migliaia di spettatori.
Le pedine si muovono a comando mentre i gonfaloni dei quartieri sono la cornice di una rappresentazione scenica che per la sua originalità ha un grande richiamo. Chi vince tra gli otto quartieri detiene il titolo fino all'anno successivo.
La coreografia ha alla base la sfilata dei nobili della cittadina medievale. I personaggi girano attorno alla grande dama posta sul terreno di gioco e si schierano sul palco per assistere allo spettacolo La danza medievale e i volteggi delle bandiere del gruppo delle sbandieratrici chiudono l'incontro.
Il corteo che segue la domenica ha delle caratteristiche suggestive. E' un ritorno al 1356 con un una sfilata storica in costume dell'epoca per salutare la venuta del Re Federico III° d'Aragona dopo che la cittadina si era ribellata ai baroni Orioles uccidendo un despota che aveva soggiogato la città.
L'edizione mostra con i cento costumi un mix di arte e folklore con una suggestiva kermesse storica e culturale.
Nel centro storico sampietrino viene riscoperta l'antica corte, l'impulso sociale delle famiglie nobiliari, il ruolo del clero e della comunità dei popolani dell'epoca. Sfilano i cavalieri e gli arcieri in assetto di battaglia di un re che pensava di dover sedare una rivolta ma viene accolto invece da un popolo in festa che giurava fedeltà alla corona e risentimento per le nefandezze dei principi. La tre giorni di permanenza del sovrano si conclude con il perdono, la grande festa dei 40 sbandieratori e il palio degli arcieri che si battono in onore della cittadina.
Tra squilli di trombe e rulli di tamburi mentre i quartieri della cittadina fanno rivivere l'avvenimento che per la sua collocazione storica trova posto nella Sicilia dei baroni dell'isola che tramavano di ribellarsi alle prime dinastie legate alla Spagna.
In ottobre si festeggia San Biagio, il santo protettore.
La tradizione vuole i festeggiamenti la prima domenica di ottobre perché i sampietrini coglievano l'occasione sia per ringraziare per il raccolto ma anche per dare vita alla fiera cittadina basata sul mercato delle nocciole.
Le attrazioni di San Piero Patti trovano posto anche nella stagione fredda. Si chiude l'anno con il Presepe Vivente e il concorso nazionale dell'arte presepiale in Italia.

Presepe mini

La Nascita di Batlemme è rappresentata sul sacrato della Chiesa Madre da attori del luogo. Il bimbo più piccolo del paese viene posto nella mangiatoia. Mentre musiche e canti rendono più incantevole l'avvenimento. I pastori vengono giù dalle campagne nella notte magica e rischiarano la piazza con le lanterne alimentate ad olio.
I piccoli greggi attratti dalla luce della capanna scodinzolano quasi a manifestare anche loro una grande gioia. Il bue e l'asinello assumono quasi un ruolo di primi attori nella stalla ricostruita con dovizia di particolari.
L'arte natalizia prende poi il sopravvento. Artisti e veri appassionati del presepe invitati dalla Confartigianato, provenienti da tutta Italia, espongono le loro opere nelle vetrine dei negozi cittadini e le lasciano fino alla premiazione che avviene nelle prime settimane del mese di gennaio.
San Piero Patti, inoltre, sa anche offrire bene le sue tipicità particolari, cercando di aprirsi tante prospettive.
Gli anni del terzo millennio sono iniziati con l'esperienza agrituristica. L'offerta di posti letto è già in atto con gli agriturismo "LE ROCCHE" e "IL DAINO".
Attorno alle strutture si sviluppa la vita tranquilla dei campi per un turismo lontano dai criteri del turismo industrializzato. Quello offerto da San Piero Patti è un turismo che diventa occasione per ristabilire i contatti umani permettendo a chi preferisce questo soggiorno anche il reinserimento in ambienti extra-urbani.
L'ambiente collinare poi si lega bene alla nuova realtà turistica sampietrina in quanto da la doppia possibilità di raggiungere in poco tempo il mare del Golfo dì Patti e la montagna oltre i mille metri a Floresta.
Un buon artigianato completa e allarga gli interessi verso il soggiorno nella cittadina. Con varie attività dalle enormi potenzialità di sviluppo.
Le botteghe del ferro battuto con i lavori dalle linee che ripercorrono gli stili dell'arte italiana, che propongono antico e moderno, che riproducono con fedeltà l'antico per le ristrutturazioni importanti. Ma anche il tradizionale e sempre più richiesto da ogni parte d'Italia lavoro sul legno, sul duro castagno stagionato, il bassorilievo o gli ornamenti degli stili dell'antica Francia di Luigi XVI° alla quale l'artigianato d'epoca borbonica aveva da insegnare e poco da imparare,viene ancora praticato anche dai giovani artigiani che hanno imparato l'arte a bottega dai vecchi maestri ebanisti. Notevole sviluppo hanno anche i lavori in pietra sull'arenaria dolce e dura.
E a San Piero Patti c'è un pullulare di nuove iniziative.
La pietra viene fuori dalle cave cittadine ed è molto apprezzata per la caratteristica superficie densa di pori e multicolore, che ne consente l'uso soprattutto nell'arredamento nel rivestimento di variegate superfici e nell'arredo urbano.

 

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