Protezione Civile

Il tema della sicurezza delle persone è sicuramente di estremo interesse e deve essere al centro dell’attenzione delle Istituzioni.

Per questo motivo l’Amministrazione Comunale di San Piero Patti, guidata dal Sindaco Salvatore Vittorio Fiore,  ha inteso aiutare e favorire la divulgazione delle procedure in caso di emergenza creando questa apposita sezione sul sito internet comunale.

Le indicazioni e le istruzioni che vi apprestate a leggere sono state pensate e realizzate per fornire a tutti i cittadini informazioni utili, finalizzate a contenere i danni a persone o cose ed a riportare la situazione in condizioni di normalità il più velocemente possibile.

Si tratta, in sostanza di basilari norme comportamentali, che se seguite con cura e scrupolo, possono davvero evitare gravi danni nel malaugurato caso di situazioni critiche che si possono verificare.

Lo scopo di questa iniziativa è di aiutare a prendere coscienza dei pericoli che si possono venire a creare nella vita di tutti i giorni e soprattutto a formare e diffondere una cultura della sicurezza, che nel nostro Paese viene spesso sottovalutata.

Piano di emergenza Comunale
 Piano di emergenza Comunale

Carta dello scenario di rischio idrogeologico e geologico
 
Carta dello scenario di rischio incendio o incendio interfaccia
 
Carta generale, strategica e delle aree di protezione civile
Avvisi Regionali
Avviso Meteo-Idrogeologico e idraulico
Avviso incendi e ondata calore
Rischio sismico
Alert System


ALERT SYSTEM: IL NUOVO SISTEMA DI ALLERTA ADOTTATO DAL COMUNE


Si chiama Alert System ed è il nuovo sistema di Allerta in dotazione al Comune di San Piero Patti, è un importante servizio di informazione telefonica con cui verranno comunicate notizie riguardanti eventuali rischi di allerta meteo, sospensione di servizi, interruzioni strade, chiusure scuole, ecc.,

Una voce pre-registrata comunicherà il messaggio direttamente al numero telefonico indicato.

La società che ha fornito il servizio, la ComunicaItalia di Roma, è già in possesso di una banca dati telefonica con i numeri fissi che risultano dagli elenchi pubblici, ma affinché il servizio sia più efficace può essere molto utile ampliare i recapiti a disposizione.

Se intende pertanto essere raggiunto da questi messaggi anche sul suo cellulare o su altri numeri di rete fissa non presenti nell’elenco telefonico può iscriversi compilando il modulo:

Clicca qui per accedere alla registrazione online ad Alert System.



Informazioni Tecniche Riguardanti l’evento stesso

Emergenza Calore

Ondata di caldo

Un’ondata di caldo (o ondata di calore) è un periodo di tempo atmosferico durante il quale la temperatura è insolitamente elevata rispetto alle temperature medie usualmente sperimentate in una data regione, in quel periodo e con caratteristiche di persistenza. Il termine non ha dunque significato oggettivo, ma è relativo a una regione (o, meglio ad un clima locale) nel senso che ciò che è percepito dalla popolazione come una temperatura eccessiva in un clima temperato può non esserlo in un’area dal clima maggiormente caldo.

Descrizione

A titolo di esempio il Netherlands Royal Meteorological Institute definisce ondata di calore un periodo di almeno 5 giorni con temperatura massima superiore ai 25 °C di cui almeno 3 con temperatura superiore a 30 °C. Spesso, ma non sempre, alle ondate di caldo si associa l’afa.

In Europa queste ondate di caldo estive sono in genere legate agli spostamenti latitudinali dell’anticiclone subtropicale africano che normalmente staziona a latitudini sub-tropicali, mentre in altre zone del mondo sono sempre gli anticicloni di matrice sub-tropicale a determinare con i loro spostamenti le ondate di caldo.

Le ondate di calore sono divenute più frequenti e intense negli ultimi anni a causa, secondo gli scienziati, dell’attuale riscaldamento globale ovvero esse sarebbero uno dei modi attraverso i quali si manifesterebbe tale riscaldamento a livello meteorologico, cioè nel breve periodo.

Al pari delle forti ondate di freddo, forti ondate di calore costituiscono un rischio per la salute, in particolare di anziani e bambini e persone che soffrano di patologie croniche: durante l’ondata di caldo sperimentata in Europa nell’estate del 2003 è stato stimato in Italia per il periodo che va dal 16 al 31 agosto un incremento della mortalità tra le persone con più di 65 anni del 19,1% rispetto al 2002 (fonte Ministero della Salute).

  • Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Emergenza Alluvione

La parola alluvione, nell’italiano recente viene utilizzata principalmente come sinonimo di inondazione, nei secoli passati veniva prevalentemente usata per indicare un accumulo di materiale fluviale ossia deposito di sedimenti trasportati dal fiume al di fuori degli argini in seguito ad un’esondazfone.

Etimologia

L’origine del termine risaie all’epoca romana, quando vennero coniati ì termini per il processo di deposizione e di escavazione delle acque correnti. Il verbo alluere (ad + luere = aggiungere bagnando), ìndica il primo processo, mentre il verbo abluere (ab + luere togliere bagnando) il secondo. Dal verbi derivano I sostantivi alluvio e abluvio,;che indicano gli Incrementi e i decrementi che subiscono gradualmente i terreni per i depositi e le escavazioni dei corsi dei laghi.

Descrizione

Il processo dell’alluvione è del tutto naturale e si manifesta costantemente in varie posizioni lungo il letto di tutti i corsi d’acqua. Periodicamente, quando i fiumi straripano e Inondano le campagne circostanti, Io stesso processo si applica in forma più estesa ai territori sommersi e Interessati dal deposito di sedimenti. È in questo modo che si sono formate le pianure alluvionali. Con la graduale trasformazione del significato originarlo il processo di sedimentazione delle acque non è più la causa, ma diventa la conseguenza dell’alluvione. Questa e altre conseguenze che solitamente concorrono a danneggiare le persone e le cose hanno enfatizzato la forza emotiva del termine.

L’ “alluvione” può essere un evento catastrofico, causato da avverse condizioni atmosferiche che provocano piogge torrenziali per giorni o settimane. È intesa come un fenomeno particolarmente devastante e fa parte delle calamità naturali, per il suo impatto drammatico sulle vite e le opere umane.

Un’alluvione è un evento non previsto, ancorché possa essere prevedibile, in particolar modo In quei paesi Interessati annualmente dal fenomenp dei monsoni e dei cicloni, seguiti nelle nazioni più progredite con i più moderni strumenti messi a disposizione dalla moderna scienza meteorologica.

Un’alluvione trasporta grandi quantità di suolo e detriti strappati dalla forza dell’acqua, provocando ulteriori danni e rendendo più difficili ì soccorsi. Non è raro che, nei territori a prevalenza montuosa e, specialmente, in quelli sottoposti ad abusi edilizi, un’alluvione sia accompagnata da frane o smottamenti più frequentemente in zone a forte rischio o dissesto idrogeologico. Gli smottamenti del terreno, oltre ad essere un pericolo di per sé, possono deviare corsi d’acqua o riempire parte dei bacini, provocando danni e vittime in maggiore quantità anche durante precipitazioni di durata ben più modesta dei quaranta giorni e delle quaranta notti di pioggia di biblica memoria.

Geologia

Durante un’alluvione, oltre alla massa d’acqua, grandi quantità di fango e altri sedimenti vengono trasportati nei territori adiacenti al letto fluviale. Durante le ere, questo meccanismo dà luogo alla formazione delle pianure alluvionali, qual è, ad esempio, la Pianura Padana.

Le alluvioni sono fenomeni naturali che avvengono periodicamente nelle piane alluvionali o nelle aree di confluenza di fiumi e torrenti, sono fenomeni ciclici che si manifestano in modo non regolare, ma si ripetono con continuità a intervalli di tempo piuttosto lunghi e da un punto di vista ambientale contribuiscono al modellamento del territorio.

Esiste tuttavia un processo artificiale dell’alluvione, generato da vari interventi dell’uomo, che spesso ha la conseguenza negativa di turbare gli equilibri naturali. Esempì di questi Interventi sono gli sbarramenti per opere di derivazione, o le arginature dei corsi d’acqua e dei dissesti nel bacini montani. Opere di questo tipo incrementano il trasporto solido e lo contengono negli alvei, portando talvolta a fenomeni anomali di rialzamento e riempimento degli stessi, fino a renderli rialzati rispetto alla campagna circostante. A causa dell’intenso uso del suolo, in Italia questi problemi si manifestano sin dal Medioevo. In altre occasioni è l’uomo stesso a sfruttare in modo sistematico le alluvioni dei corsi d’acqua per predisporre l’interramento di zone paludose a scopo di bonifica. In questo caso si parla dì colmata, un procedimento che in Italia ha un’illustre tradizione.

Quando le alluvioni avvengono in territori più o meno densamente abitati possono essere causa di numerosi danni. Infatti, un aspetto di fondamentale importanza per quanto riguarda gli effetti delle alluvioni è fa distribuzione delle popolazioni vicino ad un corso d’acqua le Abitazioni sono a rischio di frane e alluvioni. Sin dall’antichità l’uomo ha costruito le città vicino al mare o al fiumi, per aver un accesso più rapido ed a buon mercato a riserve alimentari e alle vie di comunicazione commerciale. Il fertile suolo delle rive di una foce sono regolarmente soggetto ai fenomeno dell’inondazione per le normali variazioni nelle precipitazioni.

Si consideri che, mentre da un lato l’uomo cerca di limitare o impedire le alluvioni tramite interventi sugli argini, dighe e canalizzazioni, dall’altra ne favorisce l’effetto devastante con la non tutela del territorio o con la deforestazione e l’abusivismo edilizio in luoghi che diventano così a rischio idrogeologico.

Specialmente nei pressi delle città più popolose non è infrequente che si costruisca a ridosso degli argini o nella parte asciutta dei letto di un fiume dimenticando, In tempi di precipitazioni al di sotto della media, che i corsi d’acqua possono superare gli argini entro i quali scorrono.

Emergenza Terremoto

L’Italia è un Paese ad elevato rischio sismico: tale rischio, considerato un evento non prevedibile è espresso quantitativamente, in funzione dei danni attesi a seguito di un terremoto, in termini di perdite di vite umane e di costo economico dovuto ai danni alle costruzioni ed al blocco delle attività produttive, esso è determinato dai seguenti tre fattori: Pericolosita’Vulnerabilita’ ed Esposizione
La Pericolosita’ sismicadi una zona è determinata dalla frequenza con cui avvengono i terremoti e dall’intensità che raggiungono.
La Vulnerabilita’ sismica rappresenta la propensione di una struttura a subire un determinato livello di danno a fronte di un evento sismico di data intensità.
L’Esposizione si riferisce alla quantità e qualità dei beni esposti. Esso è quindi in qualche modo connesso al valore di quanto può essere distrutto dal terremoto. Tale fattore, pertanto, nel nostro Paese si attesta su valori altissimi, in considerazione dell’alta densità abitativa, della presenza di un patrimonio storico, artistico e monumentale unico al mondo, etc. In questo senso è particolarmente significativo l’evento del 1997 in Umbria e Marche, che ha fortemente danneggiato circa 600 chiese ed, emblematicamente, la basilica di S. Francesco d’Assisi, mettendo in evidenza proprio il problema della particolare esposizione del patrimonio culturale del nostro paese.
Nella definizione di rischio intervengono dunque, oltre la alla pericolosità sismica (frequenza e intensità dei terremoti), anche le caratteristiche del territorio. A parità di pericolosità, un’area densamente popolata e caratterizzata da costruzioni poco resistenti al terremoto avrà un rischio elevato, mentre un’area dove non ci sono edifici, né popolazione, né altri beni avrà rischio nullo.
Dunque elevata pericolosità sismica non significa necessariamente elevato rischio sismico.
Il terremoto, per la severità e la globalità del suo impatto, è senza dubbio l’evento di origine naturale più disastroso che caratterizzi il territorio nazionale. L’Italia è, infatti, un paese ad elevata sismicità, per la frequenza degli eventi che hanno interessato il suo territorio e per l’intensità che alcuni di essi hanno storicamente raggiunto, determinando un rilevante impatto sociale ed economico.
Alcuni numeri consentono di delineare le dimensioni di ciò che possiamo definire il problema sismico in Italia: 2.500 terremoti con intensità Mercalli maggiore del V° grado hanno colpito il nostro territorio nell’ultimo millennio, 200 dei quali distruttivi, 120.000 vittime nell’ultimo secolo (85.000 delle quali dovute al terremoto di Reggio Calabria e di Messina del 1908), 20 terremoti con intensità superiore od uguale al IX° grado MCS dal 1900 ad oggi, un terremoto disastroso in media ogni 4 anni, ed un danno economico, valutato per gli ultimi venticinque anni in circa 75 miliardi di euro (145.000 miliardi delle vecchie lire), impiegati per il ripristino e la ricostruzione post-evento.


Cos’e’ un terremoto
Il terremoto è una brusca e improvvisa vibrazione del suolo. Le vibrazioni, o scosse sismiche, possono durare da pochi secondi a qualche minuto. Il terremoto ha origine in un punto, l’ipocentro, situato all’interno della litosfera, lungo una linea di frattura detta faglia.
La maggior parte dell’attività sismica e vulcanica è concentrata ai confini delle placche, in grandi fratture dette faglie. L’attrito tra le faglie genera il terremoto!

 Esempio di faglia normale che disloca il terreno in superficie dando luogo ad una scarpata di faglia in roccia

Dall’ ipocentro si propagano in tutte le direzioni delle onde elastiche dette onde sismiche. Ci sono tre tipi principali di onde sismiche:

  • Le onde P: chiamate anche onde di compressione o onde prime, sono molto veloci e arrivano in breve tempo in superficie. Fanno vibrare la roccia nella stessa direzione in cui si propagano e determinano una successione di compressioni e dilatazioni
  • Le onde S: dette anche onde trasversali o di taglio, trasmettono un movimento perpendicolare alla loro direzione. Sono più lente e arrivano dopo delle onde P: ecco perché sono anche dette onde seconde
  • Le onde superficiali: quando le onde P e le onde S arrivano in superficie, danno luogo alle onde superficiali, che si trasmettono solo lungo la superficie terrestre.
  • Intensità: misura la grandezza di un terremoto attraverso l’ osservazione dei danni e degli effetti del terremoto sull’ uomo, sulle costruzioni, sull’ ambiente. Tradizionalmente l’ intensità è rappresentata da numeri romani, usando una scala in cui a ciascun grado corrisponde una descrizione.
  • Magnitudo: misura la forza di un terremoto, in termini di energia rilasciata durante l’ evento, attraverso le registrazioni degli strumenti (sismogrammi). Ne esistono diversi tipi.
La magnitudo equivale alla potenza con la quale trasmette una emittente radio, l’intensità equivale alla forza del segnale ricevuto presso una radio ricevente a qualsiasi distanza ed in qualsiasi luogo (Richter). Esistono vari tipi di magnitudo in base
al parametro che si considera (ML, mb, Ms, Mw).
 

Magnitudo o intensita’?
Il punto raggiunto per primo dalle onde sismiche in superficie si chiama epicentro. E’ qui che gli effetti del terremoto sono più devastanti.
Per misurare l’ intensità del terremoto, cioè gli effetti prodotti sull’ uomo e sulle cose, si usa la scala Mercalli, suddivisa in 12 gradi. Per misurare invece la magnitudo, cioè l’ energia rilasciata da un terremoto, si usa la scala Richter, che va da valori intorno allo zero fino a 8.7 (massimo terremoto mai registrato).
Le onde sismiche vengono misurate dai sismografi, che si trovano nelle stazioni di rilevamento sismico. Quando il suolo si muove durante un terremoto, i sismografi, fissati nel terreno, registrano sia la durata del terremoto sia la caratteristica delle onde sismiche.
Il sismografo possiede un pennino che traccia su un foglio di carta le onde sismiche. Il grafico che viene così creato è detto sismogramma.


Previsione e Prevenzione
Nessuno può prevedere un terremoto! I geologi non sono ancora in grado di farlo, ma possono fare delle previsioni statistiche. Se sanno che una certa area è soggetta a terremoti perché si trova lungo una faglia attiva, determinano con una certa precisione il suo rischio sismico.
Ciò è molto utile, perché così si possono sviluppare strumenti di previsione e prevenzione dei terremoti. Quali? Ad esempio, è utile costruire gli edifici con materiali molto resistenti, che sono detti antisismici.
Oppure, si possono informare grandi e piccini su come bisogna comportarsi in caso di terremoti.

Scala Richter

MagnitudoEFFETTI DEL SISMA
0 – 1.9Può essere registrato solo mediante adeguati apparecchi.
2 – 2.9Solo coloro che si trovano in posizione supina lo avvertono; un pendolo si
muove
3 – 3.9Poca gente lo avverte come un passaggio di un camion; vibrazione di un
bicchiere
4 – 4.9Normalmente viene avvertito; un pendolo si muove notevolmente; bicchieri e
piatti crocchiano; piccoli danni
5 – 5.9Tutti lo avvertono, scioccante; possibili fessurazioni sulle mura; i mobili si
spostano; alcuni feriti
6 – 6.9Tutti lo percepiscono; eventualmente panico; crollo delle case; spesso feriti;
pericolo di vita; onde alte
7 – 7.9Panico; pericolo di vita negli edifici; solo alcune costruzioni rimangono illese;
morti e feriti
8 – 8.9Ovunque pericolo di vita; edifici inagibili; onde alte sino a 40 metri
9 e piu’Catastrofe; eventualmente un grande spostamento della superficie terrestre

CLASSIFICAZIONE SISMICA DEI COMUNI DELLA REGIONE SICILIA.

La Delibera di Giunta Regionale n. 408 del 19 dicembre 2003 ed il successivo D.D.G. n. 3 del 15 gennaio 2004 hanno reso esecutiva la nuova classificazione sismica dei Comuni della Regione Siciliana, distinguendo il territorio in quattro aree a diversa pericolosità sismica.

 Zona 1 – E’ la zona più pericolosa, dove possono verificarsi forti terremoti (comprendono l’area dello stretto di Messina e la zona del Belice)

 Zona 2 – Nei Comuni inseriti in questa zona possono verificarsi terremoti abbastanza forti (quasi tutto il resto della Sicilia)

 Zona 3 – I Comuni inseriti in questa zona possono essere soggetti a scuotimenti modesti (parte del settore centro-meridionale)

 Zona 4 – E’ la zona meno pericolosa (parte del settore centro-meridionale)

La zona sismica per il territorio di San Piero Patti, indicata nell’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274/2003, aggiornata con la Delibera della Giunta Regionale della Sicilia n. 408 del 19.12.2003, è Zona sismica 2 – Zona con pericolosità sismica media dove possono verificarsi forti terremoti

Emergenza Nubifragi

EVENTI ATMOSFERICI AVVERSI – NUBIFRAGI

I nubifragi sono violenti e a volte prolungati temporali in cui la quantità di precipitazioni cadute dal cielo è molto elevata. Spesso sono accompagnati da forte vento, grandine e fulmini. Generalmente interessano zone piuttosto ristrette.
Può capitare che durante un nubifragio si formino delle trombe d’aria causate dall’incontro di due correnti: una d’aria secca che si muove ad alta quota e una d’aria calda e umida che si muove a quote più basse, fino a contatto con il suolo.

Prevenzione e Previsione
Naturalmente, non c’è alcuno strumento di prevenzione dei nubifragi perché sono dei fenomeni del tutto naturali. Nessuno ha il potere di cambiare il ciclo degli eventi naturali. E allora l’uomo come può intervenire?
Le previsioni del tempo sono molto utili perché ci dicono se è in arrivo un nubifragio.
L’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO, World Meteorological Organisation) è il centro di tutto il sistema che ogni giorno rileva dati da una rete di stazioni meteo molto complessa: 9000 stazioni a terra e 800 in quota, su palloni sonda, che più volte al giorno, quotidianamente, effettuano misure sulla nostra atmosfera. Nonostante ciò, la rete è fitta solo nei Paesi più ricchi e nelle zone più abitate: questo limita l’attendibilità delle previsioni.
I dati rilevati dalle stazioni vengono convogliati in potenti computer che li elaborano e forniscono una previsione su temperatura, umidità, pressione ecc.
Alcuni enti, come le Regioni italiane, rielaborano tali dati tenendo conto delle particolari condizioni locali. E’ così possibile arrivare a previsioni a scala addirittura provinciale, molto utili per segnalare per tempo alla protezione civile e alla popolazione la possibilità di un nubifragio.
Tali norme vanno divulgate ai cittadini come informazioni utili in caso di situazioni critiche derivanti da eventi atmosferici avversi ovvero: cosa fare per prevenire gli eventuali danni causati dal fenomeno e come comportarsi in casa, fuori casa e al termine dell’emergenza.

Norme di Prevenzione

  • rimuovere da terrazzi e balconi tutto ciò che può ostacolare i discendenti (gronde e canali);
  • verificare periodicamente in cantine, garage e locali interrati il buon funzionamento degli impianti (se presenti) di sollevamento dell’acqua, pompe di svuotamento, tombini e pozzetti di scarico;
  • in caso di fortissime piogge con fulmini, è buona norma disattivare il contatore e scollegare dall’ antenna apparati Tv, computer e HI-FI;
  • attraversando strade con piccolo battente d’ acqua in auto, ridurre velocità per evitare effetti di scarsa aderenza;
  • in caso di allagamenti evitare di attraversare aree inondate se non sono noti profondità dell’ acqua e morfologia del terreno;
  • in caso di acque alluvionali o a regime torrentizio, restare all’ interno delle abitazioni per non essere trascinati dalla corrente;
  • in caso di acque superficiali ruscellanti che possono invadere locali abitati, disattivare tutti gli impianti a rete e spostarsi ai piani superiori con dotazioni di prima necessità;
  • per chi risiede in aree depresse (quota inferiore a corsi d’ acqua della zona) o notoriamente soggette a fenomeni alluvionali e nubifragi, e’ consigliabile provvedere ad equipaggiamenti adatti a tali situazioni (stivali, torce elettriche ecc.);
  • in caso di allagamenti con isolamento ed impossibilità di evacuazione, è più prudente attendere che avventurarsi in operazioni di auto-salvamento;
  • evitare di permanere comunque in locali con presenza di apparecchiature in tensione in caso di eventi alluvionali, allagamenti e nubifragi;
Emergenza Frane

SMOTTAMENTI E FRANE

Tale rischio non riguarda solo gli ambiti montani e collinari, ma anche le zone di pianura possono essere interessate da tali fenomeni. Le valli, le montagne e le pianure sono abitualmente considerate come forme che non cambiano nel tempo. In realtà la superficie del nostro pianeta si trasforma di continuo, ma in modo troppo lento perché noi possiamo accorgercene.
Solo in alcuni casi, come appunto quello delle frane, gli eventi subiscono una brutta accelerazione e in pochi attimi la natura svolge un lavoro che altrimenti richiederebbe migliaia se non milioni di anni.
Il meccanismo di una frana si può spiegare in questo modo: il materiale che costituisce un pendio, una scarpata o una parete rocciosa, è attirato verso il basso dalla gravità, la forza che dà peso ad ogni oggetto. Rimane in quella posizione perché delle resistenze interne lo trattengono.Questo equilibrio di forze dipende da fattori come la natura del terreno o della roccia, la forma o profilo del pendio e la quantità d’acqua presente.


Le cause
Spesso anche il disboscamento e gli incendi sono causa di terribili frane. Infatti nei pendii dove ci sono molti alberi, le loro radici fanno da collante per il terreno e assorbono l’acqua in eccesso.Anche in questo caso, l’azione dell’uomo sul territorio ha provocato e provocherà gli eventi franosi.
Scavando ai piedi di un pendio o a mezza costa per costruire edifici o strade si può causare il cedimento del terreno.
L’Italia è un territorio ad alto rischio di movimenti franosi, a causa della natura sedimentaria delle rocce che formano i principali rilievi, delle caratteristiche climatiche e della distribuzione annuale delle precipitazioni e anche dell’intensa trasformazione dei territori operata dalle attività umane, come costruzione di strade, piste da sci e nuovi insediamenti abitativi.
Le frane possono essere di tipo differente a seconda di vari fattori: il tipo di roccia, la pendenza dei versanti, l’inclinazione degli strati rocciosi, l’opera degli agenti atmosferici e l’intervento dell’uomo sul territorio.


Previsione e Prevenzione
La previsione delle frane parte dallo studio geologico del territorio. Gli studiosi hanno il compito di realizzare delle mappe dei suoli, dei sedimenti , dei tipi di rocce, dei precedenti movimenti franosi e delle aree di potenziale instabilità come strumenti per la pianificazione dei rischi.
La prevenzione delle frane è legata all’individuazione delle cause del rischio. Nella costruzione delle strade lungo i pendii, è bene realizzare dei ripiani orizzontali o dei muri di contenimento e di sostegno lungo le strade.
Se le frane dipendono invece dall’effetto di piogge prolungate, potrebbero essere evitate grazie all’esistenza di strutture in grado di drenare l’acqua dagli ammassi di materiali che possono trasformarsi in frane.
La combinazione di costruzioni stradali e di rimozione della vegetazione produce situazioni favorevoli alle frane: per ridurle lungo pendii spogli è necessario piantare nuovi alberi, erba e cespugli, concimando prima il terreno per aiutare la vegetazione a crescere.

Ricorda che

  • Non ci sono case o muri che possano arrestare una frana. Soltanto un luogo più elevato ti può dare sicurezza;
  • Spesso le frane si muovono in modo repentino, come le colate di fango;
  • Evita di transitare nei pressi di aree già sottoposte ad eventi franosi, in particolar
    modo durante temporali o piogge violente.
Emergenza Incendi

Nel territorio comunale di San Piero Patti possono verificarsi incedi incendi di tipo boschivo, quasi sempre innescati dall’uomo.
Possono altresì verificarsi incendi anche all’interno del centro abitato che se non controllati tempestivamente possono assumere dimensioni di rischio elevato per la pubblica incolumità.


Cos’e’ un incendio
Un incendio distrugge tutti gli elementi che contribuiscono all’equilibrio del bosco: gli alberi, i cespugli, l’erba, gli animali e i microorganismi. Il patrimonio boschivo italiano è stimato intorno a 8.675.100 ettari, il 28% della superficie totale del paese. Negli ultimi vent’anni sono stati distrutti dal fuoco 2.697.000 ettari di bosco.


Le cause
Le cause di un incendio sono di tre tipi:

  • Involontarie: legate all’imprudenza, alla negligenza, alla disattenzione degli uomini, che involontariamente provocano incendi;
  • Naturali: legate all’azione innescante di eruzioni vulcaniche, fulmini, autocombustione;
  • Dolose: concepite e determinate dalla volontà di uomini che a basso prezzo (il costo di un fiammifero!) ottengono benefici personali per i quali la società e la natura pagherà prezzialtissimi per tempi molto lunghi. Purtroppo, il 59.8% degli incendi è di origine dolosa. Anche nelle nostre case si possono verificare degli incendi. Negli ultimi decenni, grazie al benessere economico, le abitazioni ospitano sempre più oggetti che possono causare e propagare il fuoco.


Previsione e Prevenzione
Un incendio non si può prevedere purtroppo, ma prevenirlo è molto semplice se si osservano semplici regole e accortezze. E’ bene non accendere fuochi vicino a legna, combustibili e liquidi infiammabili, carta e rifiuti. Se ci troviamo in un bosco, dobbiamo porre attenzione ai segnali che indicano il divieto di accendere fuochi. Nel caso avessimo acceso un fuoco in un luogo dove è consentito, dobbiamo assolutamente spegnerlo prima di allontanarci. In casa bisogna porre attenzione allo stato del nostro impianto elettrico, dobbiamo tenere lontani materiali infiammabili.


Prevenire gli incendi significa anche e soprattutto agire con prudenza

  1. Se ti trovi in un bosco o in un prato, fai attenzione ai segnali che indicano il pericolo di incendio o il divieto di accendere fuochi;
  2. Se questi segnali non ci sono e decidi di accendere un fuoco, ricordati di spegnerlo del tutto prima di allontanarti;
  3. Non accendere fuochi vicino a legna e combustibili in genere, come carta, liquidi infiammabili o rifiuti.

I pericoli in casa
Le cause più comuni degli incendi all’ interno degli edifici sono:

  • Imprudenza delle persone nel manipolare fiamme libere e sostanze infiammabili;
  • Mancata manutenzione degli impianti di riscaldamento e utilizzo non corretto delle stufeelettriche;
  • Cause elettriche: impianti elettrici difettosi, sovraccaricati o non adeguatamente protetti;
  • Fulmini;
  • Mozziconi di sigarette non spenti gettati nel cestino della carta o nella pattumiera;
Emergenza Sostanze Tossiche

SOSTANZE TOSSICO-NOCIVE

Il trasporto delle sostanze pericolose è un evento “non prevedibile” e costituisce un aspetto di particolare rilievo nella più vasta questione del rischio industriale. Le maggiori direttrici lungo le quali si snoda il traffico di dette sostanze sono le autostrade , le strade statali e le ferrovie.
Basti pensare al solo trasporto di gas GPL in autobotte per il rifornimento dei serbatoi ad uso privato per riscaldamento o in bottiglia per uso domestico e/o artigianale e industriale o le grandi autocisterne per il rifornimento di benzina ai distributori stradali e quelle di minore portata per il trasporto di gasolio agricolo e da riscaldamento, si può quindi affermare che il rischio da trasporto di sostanze pericolose sulla nostra area è molto elevato.
La difficoltà poi nel trovare i dati relativi alla movimentazione, per l’assenza di una normativa che ne imponga la raccolta, è enormemente acuita dalla presenza di una varietà di soggetti interessati al trasporto, ai quali risulta difficile estendere un’indagine attendibile.
Le motivazioni possono essere identificate nell’estrema variabilità del contesto e delle modalità in cui questa attività si realizza, dal numero considerevole di trasporti effettuati giornalmente, nel carattere trans-nazionale degli stessi, anche per questo la maggior parte delle volte, le informazioni reperite risultano essere scarse e frammentarie.
L’identificazione delle ipotesi incidentali di riferimento è stata effettuata sulla scorta di un criterio di credibilità, o di ragionevolezza, dei possibili scenari incidentali conseguenti ad un incidente stradale che veda coinvolto un automezzo che trasporti sostanze pericolose.
Si è considerato che la perdita perduri per circa mezz’ora (coerentemente con il tempo di esposizione assunto per il rilascio di tossici) prima che essa subisca una riduzione sostanziale, per intervento dell’autista del mezzo o delle squadre di emergenza o per raggiungimento della
superficie massima evaporante (nel caso di pozze di gas liquefatti o liquidi a seguito di rilascio per rottura significativa).
La stima delle conseguenze è basata sulla simulazione di scenari che rappresentano fenomeni fisici diversi (flusso bifase, evaporazione, flash-fire, pool-fire, BLEVE); il verificarsi di codesti scenari nella realtà dipende da varie condizioni, quali la presenza e l’intervento di sistemi passivi o attivi di protezione, condizioni chimico-fisiche e termodinamiche che caratterizzano il rilascio, orografia e conformazione del sito ecc.
In caso di incidente coinvolgente sostanze pericolose chi si trova sul posto, anche casualmente, deve sempre rimanere sopra vento e deve necessariamente allertare i soccorsi Vigili del Fuoco e SUEM 118, comunicando la dicitura delle etichette rettangolari con sfondo arancione, facenti parte dell’automezzo, dove sono riportate delle cifre divise in due campi, quello sopra, di regola composto da due o tre cifre, identifica il pericolo, mentre nel campo inferiore è riportato un numero composto da quattro cifre che identifica la sostanza tale comunicazione riveste un’importanza fondamentale per i soccorritori.

TABELLA IDENTIFICATIVA PER IL TRASPORTO DI SOSTANZE PERICOLOSE PER STRADA E FERROVIA

Esistono poi delle etichettature per imballaggi e confezioni che contengono prodotti: tossici, nocivi, corrosivi, irritanti, infiammabili, esplosivi e comburenti che devono obbligatoriamente apparire sulle confezioni stesse con chiare indicazioni sui rischi specifici.

Rischio radioattività

In Italia, nonostante la definitiva chiusura delle centrali nucleari susseguente al referendum del novembre 1987, il rischio nucleare continua ad essere significativamente alto. Tale ipotesi di rischio non scaturisce dalla presenza sul territorio comunale o provinciale di centrali nucleari in attività, ma si concretizza nella possibilità di contaminazione per effetto di ricaduta di materiale radioattivo in conseguenza di incidenti ad impianti in paesi europei confinanti, come purtroppo è già capitato con l’incidente di Chernobyl, o nel corso di trasporti di sorgenti radioattive.

Black-Out

Tale evento, pur rientrando tra le ipotesi di accadimento remoto, possono interessare il territorio comunale, assumono dimensione, estensione ed effetti tali da richiedere l’intervento di strutture qualificate con attrezzature e mezzi straordinari.
In particolare il Black-Out di energia elettrica si manifesta quasi sempre in maniera improvvisa e prolungata, magari conseguente a condizioni meteo avverse e priva la popolazione dell’illuminazione, del riscaldamento e del rifornimento idrico.
Incide negativamente sul funzionamento di molti servizi e determina, inoltre, condizioni favorevoli allo sviluppo di atti di violenza e al diffondersi del panico, in particolare nei cinema, teatri, scuole, ospedali, ecc..
L’arresto di impianti di lavorazione primaria e secondaria, in aree industriali/artigianali interessate dalla mancanza di energia elettrica, può provocare notevoli danni, a causa del prolungarsi dei tempi che intercorrono tra l’arresto ed il riavvio.
Occorre, pertanto, un approfondimento delle probabili cause di incidente e l’adozione di adeguate misure di prevenzione che per la specificità dell’intervento è riservato all’azienda che gestisce il servizio (ENEL).
In generale non si tratta di un evento che comporta un pericolo di vita per le persone o di danneggiamento per i beni presenti sul territorio, ma causa forti disagi alla popolazione, specialmente quando il black-out si protrae per tempi molto lunghi, anche dell’ordine di giorni. In genere basta attenersi a norme comportamentali generate dal buon senso, quale, ad esempio, l’evitare di utilizzare ascensori prima che sia diramata la comunicazione di ripristino delle reti elettriche, in quanto momentanee erogazioni di energia possono essere dovute alle operazioni di ripristino della rete.
In caso di interruzione non programmata di energia elettrica, quando il fenomeno ha effetti tali da non poter essere fronteggiato secondo le modalità di intervento che competono agli enti gestori del servizio, verrà predisposta, da parte del comune, la chiusura delle scuole (soprattutto quelle dell’infanzia), ed il servizio comunale di protezione civile dovrà reperire le risorse necessarie per l’alimentazione elettrica alla popolazione, con precedenza alle aree più vulnerabili, come ospedali, strutture socio-assistenziali, pazienti in terapia domiciliare che necessitano di apparecchiature elettromedicali, ecc.

Emergenza Neve

Quando le temperature, nei bassi strati dell’atmosfera, si avvicinano allo zero, le precipitazioni assumono carattere di neve e a seconda dell’intensità e della persistenza del fenomeno possono accumularsi in maniera consistente al suolo, creando quindi problemi alla circolazione. Il fenomeno può interessare anche aree molto estese, coinvolgendo la totalità delle persone e delle attività del territorio.

Inoltre, successivamente alle nevicata, in alcune situazioni le temperature scendono nettamente al di sotto dello zero, dando quindi luogo alla pericolosa formazione di lastroni di ghiaccio su strade e marciapiedi, costituendo un rischio ancora maggiore del manto nevoso sia per la stabilità e l’aderenza dei veicoli sia per l’equilibrio delle persone.


Numeri Utili
Sindaco: 3286405303
Responsabile Area Tecnica: 3286405330
Vice Responsabile Area Tecnica: 3886074619

Centro Operativo Comunale

C.O.C.

“Centro Operativo Comunale”

di Protezione Civile

FUNZIONI E COMPITI DEL CENTRO OPERATIVO COMUNALE (C.O.C.)

 Per l’attuazione del Piano Comunale di Protezione Civile il Sindaco si avvale della struttura del Centro Operativo Comunale (C.O.C.). La struttura è costituita con provvedimento formale nel quale sono indicati la sede, gli strumenti e i mezzi messi a disposizione dal Comune, le procedure di utilizzazione dei volontari, nonché le modalità di finanziamento dell’attività e di potenziamento della dotazione di attrezzature e mezzi.

La struttura organizzativa del C.O.C è di tipo gerarchico: al vertice il Sindaco, con compiti di coordinamento generale; seguono i responsabili delle nove funzioni di supporto che si riferiscono al sindaco e coordinano le attività e gli addetti relativi alle funzioni stesse.

Le funzioni di supporto sono finalizzate ad organizzare e svolgere le attività necessarie ad affrontare le criticità che si manifestano nel corso dell’ evento calamitoso. Ogni funzione, rispetto alle altre assume un rilievo differente a seconda degli effetti causati dal singolo evento.

CODICEFUNZIONE                DESCRIZIONE FUNZIONE
F.1TECNICA DI VALUTAZIONE E PIANIFICAZIONEIl referente sarà il rappresentante del Servizio Tecnico del comune, prescelto già in fase di pianificazione; dovrà mantenere e coordinare tutti i rapporti tra le varie componenti scientifiche e tecniche.
F.2SANITA’, ASSISTENZA SOCIALE E VETERINARIASaranno presenti i responsabili della Sanità locale, le Organizzazioni di volontariato che operano nel settore sanitario. Il referente sarà il rappresentante del Servizio Sanitario Locale.
F.3VOLONTARIATOI compiti delle organizzazioni di volontariato, in emergenza, vengono individuati nei piani di protezione civile in relazione alla tipologia del rischio da affrontare, alla natura ed alla tipologia delle attività esplicate dall’organizzazione e dai mezzi a disposizione.Pertanto nel centro operativo, prenderà posto il coordinatore  indicato nel piano di protezione civile.Il coordinatore provvederà, in “tempo di pace”, ad organizzare esercitazioni congiunte con le altre forze preposte all’emergenza al fine di verificare le capacità organizzative ed operative delle organizzazioni.
F.4MATERIALI E MEZZILa funzione di supporto in questione è essenziale e primaria per fronteggiare una emergenza di qualunque tipo.Questa funzione, attraverso il censimento dei materiali e mezzi comunque disponibili e normalmente appartenenti ad enti locali, volontariato etc. deve avere un quadro costantemente aggiornato delle risorse disponibili.Per ogni risorsa si deve prevedere il tipo di trasporto ed il tempo di arrivo nell’area dell’intervento.Nel caso in cui la richiesta di materiali e/o mezzi non possa essere fronteggiata a livello locale, il Sindaco rivolgerà richiesta al Prefetto competente.
F.5SERVIZI ESSENZIALI ED ATTIVITA’ SCOLASTICAA questa funzione prenderanno parte i rappresentanti di tutti i servizi essenziali erogati sul territorio coinvolto.Mediante i Compartimenti Territoriali deve essere mantenuta costantemente aggiornata la situazione circa l’efficienza e gli interventi sulla rete.L’utilizzazione del personale addetto al ripristino delle linee e/o delle utenze è comunque diretta dal rappresentante dell’Ente di gestione nel Centro operativo.Tutte queste attività devono essere coordinate da un unico funzionario comunale.
F.6CENSIMENTO DANNI A PERSONE O COSESituazione determinatasi a seguito dell’evento calamitoso e per stabilire gli interventi d’emergenza.Il responsabile della funzione, al verificarsi dell’evento calamitoso, dovrà effettuare un censimento dei danni riferito a:• persone• edifici pubblici• edifici privati• impianti industriali• servizi essenziali• attività produttive• opere di interesse culturale• infrastrutture pubbliche• agricoltura e zootecniaPer il censimento di quanto descritto il coordinatore di questa funzione si avvarrà di funzionari dell’Ufficio Tecnico del Comune o del Genio Civile regionale e di esperti del settore sanitario, industriale e commerciale.E’ altresì ipotizzabile l’impiego di squadre miste di tecnici dei vari Enti per le verifiche speditive di stabilità che dovranno essere effettuate in tempi necessariamente ristretti.
F.7STRUTTURE OPERATIVE LOCALI E VIABILITA’Il responsabile della funzione dovrà coordinare le varie componenti locali istituzionalmente preposte alla viabilità.In particolare si dovranno regolamentare localmente i trasporti, la circolazione inibendo il traffico nelle aree a rischio, indirizzando e regolando gli afflussi dei soccorsi.
F.8TELECOMUNICAZIONIIl coordinatore di questa funzione dovrà, di concerto con il responsabile territoriale della Telecom, con il responsabile provinciale P.T. con il rappresentante dell’organizzazione dei radioamatori presenti sul territorio, predisporre una rete di telecomunicazione non vulnerabile.
F.9ASSISTENZA ALLA POPOLAZIONEPer fronteggiare le esigenze della popolazione dovrà presiedere questa  funzione un funzionario dell’Ente amministrativo locale in possesso di conoscenza e competenza in merito al patrimonio abitativo, alla ricettività delle strutture turistiche (alberghi, campeggi etc.) ed alla ricerca e utilizzo di aree pubbliche e private da utilizzare come “zone di attesa e/o ospitanti”.

Attraverso l’attivazione del C.O.C. si rende efficace ed efficiente il piano di protezione civile. In particolare mediante il C.O.C:

  • si individuano i responsabili di ogni funzione ed il loro coordinatore;
  • si affida ad un responsabile sia il controllo dell’operatività sia l’aggiornamento dei dati relativi alle risorse pubbliche e private al fine di garantire la loro piena disponibilità;
  • in caso di emergenza i singoli responsabili di funzione assumono la veste di operatori specializzati nell’ambito della propria funzione di supporto.

In pratica, l’istituzione del C.O.C. rappresenta la creazione del tavolo centrale di coordinamento, a livello comunale, che entra in operatività piena al verificarsi dell’emergenza; il compito è quello di gestire l’evolversi della situazione, attraverso un costante monitoraggio, una razionale e opportuna distribuzione delle risorse umane sul territorio, una pianificata gestione delle strutture e dei mezzi disponibili in funzione del tipo di evento, della sua intensità, del grado di coinvolgimento territoriale verificatosi.
Le funzioni di supporto previste per ogni C.O.C potranno essere istituite o aggiornate, a ragion veduta, in maniera flessibile in base agli scenari di rischio incombenti sulla realtà territoriale di riferimento e sulla base delle esperienze maturate nella pratica delle esercitazioni.


Di massima il Sindaco si avvale del Centro Operativo Comunale nel coordinamento delle seguenti operazioni:

  1. apprestamento dei servizi di controllo e monitoraggio del territorio con squadre miste (volontari, dipendenti, ecc.), sotto il coordinamento delle Autorità competenti;
  2. diramazione di avvisi e di messaggi di allarme alla popolazione a mezzo di punti informativi fissi e mobili e pattuglie delle forze di polizia;
  3. delimitazione delle aree a rischio e istituzione dei “cancelli (posti di blocco);
  4. in caso di rischio per la pubblica incolumità, verifica prioritaria delle condizioni delle persone necessitano di particolare assistenza (anziani soli, portatori di handicap, ecc.);
  5. controllo della rete viaria ed emanazione di ordinanze per la regolamentazione del traffico sulla viabilità pubblica e privata;
  6. allertamento dei possessori di risorse per la pronta disponibilità delle stesse;
  7. emanazione dei provvedimenti necessari per ottenere la disponibilità di aree e strutture da adibire all’ammassamento dei soccorritori e all’accoglienza di persone, animali e beni evacuati e loro predisposizione e allestimento;
  8. soddisfacimento delle esigenze di tipo sanitario, socio-assistenziale e igienico, mediante il coinvolgimento di strutture pubbliche e private;
  9. distribuzione di generi alimentari, acqua potabile, vestiario, coperte, ecc. alle persone sinistrate e garanzia di assistenza e segretariato sociale alle stesse;
  10. (se attivati) periodica informazione al CCS (Centro Coordinamento Soccorsi) e all’eventuale COM (Centro Operativo Misto) capo area, circa l’andamento della situazione e sui provvedimenti adottati o in via di adozione.
Aree di Emergenza
Aree di emergenza
Aree destinate, in caso di emergenza, ad uso di protezione civile. Esse devono essere preventivamente individuate nella pianificazione di emergenza e possono essere di tre tipi:
 
Aree di accoglienza o di ricovero della popolazione
Sono luoghi, individuati in aree sicure rispetto alle diverse tipologie di rischio e poste nelle vicinanze di risorse idriche, elettriche e fognarie, in cui vengono installati i primi insediamenti abitativi per alloggiare la popolazione colpita. Dovranno essere facilmente raggiungibili anche da mezzi di grandi dimensioni per consentirne l’allestimento e la gestione. Rientrano nella definizione di aree di accoglienza o di ricovero anche le strutture ricettive (hotel, residence, camping, etc.).
 
Aree di ammassamento soccorritori e risorse
Luoghi, in zone sicure rispetto alle diverse tipologie di rischio, dove dovranno trovare sistemazione idonea i soccorritori e le risorse necessarie a garantire un razionale intervento nelle zone di emergenza. Tali aree dovranno essere facilmente raggiungibili attraverso percorsi sicuri, anche con mezzi di grandi dimensioni, e ubicate nelle vicinanze di risorse idriche, elettriche ed con possibilità di smaltimento delle acque reflue. Il periodo di permanenza in emergenza di tali aree è compreso tra poche settimane e qualche mese.
 
Aree di attesa della popolazione
Sono i luoghi di prima accoglienza per la popolazione; possono essere utilizzate piazze, slarghi, parcheggi, spazi pubblici o privati non soggetti a rischio (frane, alluvioni, crollo di strutture attigue, etc.), raggiungibili attraverso un percorso sicuro. Il numero delle aree da scegliere è funzione della capacità ricettiva degli spazi disponibili e del numero degli abitanti. In tali aree la popolazione riceve le prime informazioni sull’evento e i primi generi di conforto. Le Aree di Attesa della popolazione saranno utilizzate per un periodo di tempo compreso tra poche ore e qualche giorno.
 
Aree di attesa
 
Carta generale, strategica e delle aree di protezione civile
Aree di Emergenza
Aree di emergenza
Aree destinate, in caso di emergenza, ad uso di protezione civile. Esse devono essere preventivamente individuate nella pianificazione di emergenza e possono essere di tre tipi:
 
Aree di accoglienza o di ricovero della popolazione
Sono luoghi, individuati in aree sicure rispetto alle diverse tipologie di rischio e poste nelle vicinanze di risorse idriche, elettriche e fognarie, in cui vengono installati i primi insediamenti abitativi per alloggiare la popolazione colpita. Dovranno essere facilmente raggiungibili anche da mezzi di grandi dimensioni per consentirne l’allestimento e la gestione. Rientrano nella definizione di aree di accoglienza o di ricovero anche le strutture ricettive (hotel, residence, camping, etc.).
 
Aree di ammassamento soccorritori e risorse
Luoghi, in zone sicure rispetto alle diverse tipologie di rischio, dove dovranno trovare sistemazione idonea i soccorritori e le risorse necessarie a garantire un razionale intervento nelle zone di emergenza. Tali aree dovranno essere facilmente raggiungibili attraverso percorsi sicuri, anche con mezzi di grandi dimensioni, e ubicate nelle vicinanze di risorse idriche, elettriche ed con possibilità di smaltimento delle acque reflue. Il periodo di permanenza in emergenza di tali aree è compreso tra poche settimane e qualche mese.
 
Aree di attesa della popolazione
Sono i luoghi di prima accoglienza per la popolazione; possono essere utilizzate piazze, slarghi, parcheggi, spazi pubblici o privati non soggetti a rischio (frane, alluvioni, crollo di strutture attigue, etc.), raggiungibili attraverso un percorso sicuro. Il numero delle aree da scegliere è funzione della capacità ricettiva degli spazi disponibili e del numero degli abitanti. In tali aree la popolazione riceve le prime informazioni sull’evento e i primi generi di conforto. Le Aree di Attesa della popolazione saranno utilizzate per un periodo di tempo compreso tra poche ore e qualche giorno.
 
Aree di attesa
 
Carta generale, strategica e delle aree di protezione civile
Allerta Meteo

Allerta Meteo

Avviso Meteo-Idrogeologico e idraulico